31 dicembre 2008

Vabbè, allora…

Poichè, a ben spulciare, questo blog è assolutamente privo di auguri di qualsivoglia forma, non inizierò certo mica oggi col digitare “Felice anno nuovo”, nè, tantomeno, a elencare i buoni propositi per l’anno venturo.

Dovrei, chessò, dire che dovrei essere più buona con amici e parenti, giacchè la troppa cattiveria nuoce gravemente alla salute più dello yogurt magro con zero grassi? Che dovrei dedicarmi di più agli altri, a partire negozianti di scarpe? Che sarebbe bello se riuscissi a dedicare meno tempo al lavoro e di più al lavoro all’uncinetto?

(…)

Vabbè, oramai ho confessato.

(…)

Vabbè, non vale.

(…)

Vabbè, allora AUGURI!

29 novembre 2008

Amnesia scribacchina

Affetta da pericolosa amnesia scribacchina, mi chiedo come si faccia a combinare sensati (?) periodi linguistici di tematiche diverse dal nazional-iberico-martellesche. Di fronte alla mia insistente domanda, Mr. Neurone  mal sopporta e comincia a fare un solitario con le carte.

Avvilita per la carenza di memoria,  mi rivolgo alla Egr. Ill.ma Sign.ra Memoria Breve, che giusto mi suggerisce che domani dovrò declamare l’orazione funebre delle mie Petunie. Disperata, raggiungo la Ch.ma Preg.ma  Memoria Lunga, che mi dice che quando l’anno scorso le comprai, cominciarono a piangere dalla gioia, salvo poi morire di crepacuore per carenza di innaffiamento.

Rea di amnesia combinata a incuria, busso alla porta della mia Amica Tastiera Qwerty, la abbraccio  stretta stretta e le dico: “Tastiera, tastiera delle mie brame, chi è la più impertinente del reame?”

E Qwerty: “Sei tu, bloggherina mia”

Paraculismo, te quiero.

7 novembre 2008

I’m the invisible blogger

Dalla regia mi chiedono ma com’è che hai abbandonato il blog?

Ma chi? Io? Rispondo con un mezzo sorriso di stupore… Nel corso dell’ultimo mese ho scritto tutti i giorni, dico seria seria, facendo uso di un nuovo tipo di pixel-inchiostro-simpatico, per leggere i quali è sufficiente munirsi di lampada alogena rosa non riflettente che va spostata sullo schermo con un movimento costante di tipo elicoidale, dopo aver indossato una opportuna tuta mimetica, ovviamente in tinta con la luce.

Ma che, non s’era capito?

15 settembre 2008

Che dù tette

Io sono una fervida sostenitrice che il lavoro nobilita la donna, ma non l’uomo, che, per sua natura, dovrebbe solo impegnarsi nella cura della manicure della propria compagna. E, se proprio è volenteroso, anche della sua.

Raggiunta l’età scolare, il bambino dovrebbe essere avviato alla vita casalinga, imparare a cucinare, lavare e stirare. Se rimane tempo, potrebbe anche imparare a leggere, scrivere e far di conto, ma senza fretta.

Raggiunta l’età adolescenziale, il ragazzo dovrebbe frequentare corsi di azzerbinamento sentimentale e patriarcale, per prepararsi a quel che sarà la sua vita accanto a una donna che, lavorando, ha molte responsabilità. Se rimane tempo, potrebbe anche lavorare a maglia e usare un piegaciglia.

E infine, il coronamento di una vita: sposarsi, essere un bravo marito, crescere i propri figli, dedicarsi a loro senza altro obiettivo alcuno. Essere il puttino del focolare domestico.

La parità, invece, che dù tette.

14 settembre 2008

post-incipit

  1. Scoprire di essere sopravvissuta al risucchio di inverosimile buco nero dopo che il possibile buco nero che poteva essere creato non era stato creato mi lascia indifferente.
  2. Se Karl Marx fosse vivo, si alzerebbe in piedi per una fragorosa standing ovation: il coefficiente di alienazione del lavoro decrementa se il lavoro viene svolto a casa.
  3. La “Coppia-Vicina-in-crisi” è la coppia che si odia, si disprezza e ha il coraggio di dirlo, senza tenersi tutto dentro. Che sta insieme per amore dei figli, perchè giammai vorrebbe turbare il loro equilibrio prole-psicologico.

Se essere bravi blogger si misurasse dal numero di post iniziati e mai finiti, io sarei senza dubbio nella top ten.  Altro che partecipare alla Blogfest, la Blogfest sarebbe tutta attorno a me.

10 settembre 2008

Sballo da ubriaco

Dirigersi con fretta reale verso il bagno fingendo tranquillità è una lezione di recitazione, soprattutto quando fra te e l’obiettivo fognario si frappone chi, munito di affettuosità, ha in quel momento voglia di comunicare, di raccontare, di confidarsi. Mentre l’interlocutore desidera aprire la sua anima davanti a te, tu desideri solo aprire la vescica in una comune cornice di ceramica sotto forma di vaso.

Perchè le ubriacure idriche hanno un fascino solitario.