Prince Charming
Nel sempre-troppo-rimpianto tempochefu, esistevano i matrimoni combinati, grazie ai quali una neonata che stava emettendo il primo vagito era già virtualmente sposata ad un coetaneo poppante. Ciò non la esentava mica dalla voglia di imbattersi nel Principe Azzurro, figura mitologica dell’immaginario femminile, il quale sfugge dalle semplici definizioni e rifulge di un’aura mistica e misteriosa. A colui che salvato Biancaneve dalle mele cicutiche, Cenerentola dalle sorelle diaboliche e la Bella Addormentata da un pesante pisolino, si chiedono infinite qualità, innumerevoli abilità e illimitato plafond Mastercard.
Nel perpetuo dubbio che esista, e, qualora esista, quale sia il numero di telefono, le fanciulle ne discutono fra loro fitto fitto, in conversazioni che mai dovrebbe essere divulgate; tutte, però convergono su un punto fondamentale: il Principe Azzurro è uno che ti fa ridere. Meglio amare uno che fa ridere fino a piangere che piangere per uno che ti fa ridere. Poichè ridere fa venire le zampe di galline, il Principe dovrebbe essere un chirurgo plastico o un pollicoltore.